{"id":383,"date":"2025-10-20T12:47:41","date_gmt":"2025-10-20T11:47:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.divergentementemamma.com\/?p=383"},"modified":"2025-10-20T12:47:42","modified_gmt":"2025-10-20T11:47:42","slug":"genitore-adhd-e-rsd","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.divergentementemamma.com\/en\/genitore-adhd-e-rsd\/","title":{"rendered":"Un normale pomeriggio con l&#8217;RSD"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci ho messo un giorno intero prima di capire che quello che era successo era un episodio di <a href=\"https:\/\/www.divergentementemamma.com\/disforia-sensibile-rifiuto-persona-adhd\/\">Rejection Sensitive Dysphoria (RSD)<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 servito un intero giorno per lavare via quella sensazione di essere sbagliat\u0259, di sentirsi fuori posto, di percepire un giudizio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste sensazioni sono comuni a chi vive l\u2019ADHD, ancor di pi\u00f9 genitor\u0259 ADHD, gi\u00e0 tanto preda di consigli e giudizi non richiesti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 facile spiegare razionalmente qualcosa di irrazionale, ma se dovessi descrivere cosa significa per me un episodio di RSD direi che \u00e8 la consapevolezza di aver fatto qualcosa di sbagliato, un senso di errore, un campanello d\u2019allarme che si attiva e che percepisco mentalmente e fisicamente. \u00c8 come un\u2019allerta: \u201cAttenzione, stai per pagare le conseguenze di un errore, stai per essere punit\u0259, moralmente o fisicamente, per qualcosa che hai detto o fatto o per il modo in cui lo hai detto o fatto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In pi\u00f9 questo errore \u2013 fantomatico \u2013 ti sminuisce agli occhi degli altri, ti rende meno valid\u0259, meno accettabile, ti escluder\u00e0 e render\u00e0 ogni tua futura relazione con quelle persone sbilanciata a tuo sfavore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per me, percepire rifiuto \u00e8 una sensazione fisica, come se mi spingessero, come se mi allontanassero. Col tempo ho sviluppato una risposta contraria: innalzo muri, espongo aculei immaginari, mi chiudo. Fingo che non mi ferisca e che non mi importi. Dentro posso sentirmi morire, sola ed esclusa, ma indosso la mia armatura. Ingoio amaro e me lo gestisco dopo, in solitudine. Non \u00e8 sempre salutare, ma non si ha sempre la possibilit\u00e0 di esporsi e dire: \u201cscusami, hai detto questa cosa, mi spieghi cosa intendi?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era un mercoled\u00ec di inizio anno scolastico. E. frequenta il secondo anno della scuola dell\u2019infanzia, e accanto all\u2019edificio c\u2019\u00e8 un parco giochi dove, quasi sempre all\u2019uscita, bim\u0259 e genitor\u0259 si fermano a giocare liberamente. Quel giorno ci siamo fermat\u0259 anche noi, la giornata era bella. C\u2019erano altre quattro mamme con rispettiv\u0259 bimb\u0259 che conoscono gi\u00e0 E.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante il mio sorriso e il saluto amichevole, mi sono subito sentita fuori posto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le mamme si conoscevano da tempo e chiacchieravano tra loro, io cercavo di inserirmi nella conversazione, ma senza trovare un appiglio. Non sapevo cosa dire e avevo paura di sembrare invadente se avessi fatto domande o scortese se avessi parlato della mia esperienza per relazionarmi, perch\u00e9 so bene che chi \u00e8 neurotipic\u0259 spesso interpreta questo come egocentrismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 una vita che mi succede, di sentirmi fuori posto, fuori sincrono; credi di abituartici prima o poi, ma il poi non arriva mai.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad un certo punto, l\u0259 bimb\u0259 salgono sul terrapieno accanto al muro di cinta del parco. Nulla di nuovo, E. ci sale sempre, non \u00e8 pericoloso, almeno io non lo ritengo tale. Ci sono un po\u2019 di sassi, ma la salita non \u00e8 scivolosa, ci sono arbusti, e da l\u00ec possono poi scendere dallo scivolo.<br>Quasi subito una delle mamme richiama il proprio bimbo a scendere. Io mi gelo. Ho paura. Non perch\u00e9 pensi sia pericoloso, ma per assurdo proprio perch\u00e8 non lo penso.<br>E se io non giudicassi pericoloso qualcosa che invece lo \u00e8? So che il mio cervello ha una percezione diversa rispetto alla media di ci\u00f2 che \u00e8 potenzialmente rischioso, ho una sensibilit\u00e0 diversa rispetto a ci\u00f2 che considero pericoloso, fa parte del mio essere ADHD, pur avendo un pensiero rigido su regole e regolamenti, sopratutto sulla cosa pubblica, ho paura: e se la mia percezione del rischio mettesse in pericolo E. ed L.? E se non vigilassi nel modo giusto, perch\u00e9 non mi rendo conto del rischio, esponendoli a comportamenti pericolosi?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi pensieri arrivano, intensi, potenti, insieme a tutta l\u2019ansia che si genera quando percepisco rifiuto e giudizio (RSD)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cerco di respirare, mi ancoro al qui ed ora, e provo a restare razionale: guardo E, lo conosco, so cosa \u00e8 capace di fare: arrampicarsi, rotolare, cadere e rialzarsi, aggrapparsi. E lui sta bene. Non gli sta succedendo nulla, il terreno \u00e8 stabile, non ci sono sassi che scivolano o franano, n\u00e9 fango o vetri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi rilasso, ma non troppo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E. scende per stare con il gruppetto, ma dimentica il richiamo e risale pi\u00f9 volte. Io mi sento tanto fuori posto, mi chiedo dove stia il problema, mi \u00e8 innaturale richiamare E dal non fare qualcosa di cui non vedo il rischio, ne la criticit\u00e0.<br>Faccio uno sforzo, lo richiamo a stare in basso, dove tutt\u0259 possono giocare, uso l\u2019ironia, scherzando gli dico che non tutti possono arrampicarsi come fa lui che \u00e8 una scimmietta.<br>La mia paura \u00e8 che E. sia trascinante e faccia fare ad altr\u0259 cose che non \u00e8 loro permesso fare. Forse mi preoccupa che lui possa essere visto negativamente.<br>Questa volta una mamma dice che non \u00e8 tanto per lo sporcarsi (il nesso potrei averlo perso nei discorsi, tra stimoli di luci e rumori, perch\u00e9 per me sporcarsi \u00e8 proprio l\u2019ultimo dei problemi quando si tratta di bambin\u0259), ma la mamma in questione non vuole che il suo bimbo salga perch\u00e9 nei giorni precedenti ha visto un topo.<br>Riesco a mantenere la calma e non commento.<br>So che se avessi aperto bocca, qualcun\u0259 avrebbe potuto offendersi.<br>Non abitiamo in centro a Milano (dove comunque, molto probabilmente, ci sono pantegane di tutto rispetto), ma in campagna, in provincia, in mezzo alle colline e ai campi.<br>Il topo incriminato viene descritto a gesti come circa 15cm, coda inclusa; nella mia testa \u00e8 una moricciola (un piccolissimo topo di campagna). Tra me e me rido, pensando che probabilmente se fossi io la moricciola, avrei pi\u00f9 paura io dei rumori fatti dai bimbi, che loro di me.<br>So che i topi possono portare malattie, ma non mi aspetto che il topo mi aggredisca, mi aspetto che il topo scappi, come non mi aspetto che mio figlio metta le mani in escrementi vari (che al parco potrebbero anche benissimo essere di cane o gatto); il buon senso -poco magari, ma ce l\u2019ho pure io- mi dice che come prima cosa gli laver\u00f2 le mani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Resta per\u00f2 il fatto che questo divario tra percezioni mi ha fatta sentire ancora pi\u00f9 in disparte e diversa. Se non addirittura una pessima mamma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tutto questo siparietto ad un certo punto E. mi \u00e8 venuto incontro chiedendomi di giocare: \u201cMamma, facciamo che noi siamo i porcellini e tu sei il lupo che ci deve mangiare\u201d, che si \u00e8 tradotto in una me che correva in giro per il parco ululando o soffiando su immaginarie casette per provare a mangiarsi i porcellini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le mamme non ho ancora capito se erano perplesse per la performance o per la naturalezza con cui trovo normale giocare con E. al suo livello. Altri genitor\u0259 ridevano con noi. Forse \u00e8 solo una cosa soggettiva, mi dico, non tutto \u00e8 per forza legato all\u2019ADHD\u2026 forse<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non vivo bene, mai l\u2019ho fatto, l\u2019essere vista strana dalle altre persone. In infanzia ci soffrivo moltissimo, ho passato le elementari a cercare di affinare tutte le tecniche di masking possibili ed immaginabili e mi ci \u00e8 voluto tempo per capirlo e riconoscerlo. Alle medie, grazie anche all\u2019adolescenza, ho iniziato a fregarmene un po\u2019 di pi\u00f9, volevo solo essere me e che mi lasciassero in pace, visto che io non impedivo a nessun\u0259 di essere s\u00e8 stess\u0259. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In et\u00e0 adulta ho attraversato alti e bassi, ma certi atteggiamenti di masking diventano cos\u00ec integrati, cos\u00ec radicati, che si finisce con il dimenticarsi come si potrebbe &#8211; e si vorrebbe &#8211; essere se non si avesse paura di scherno, derisione, esclusione, di essere ferit\u0259, bullizzato\u0259, discriminat\u0259. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sono sempre creduta libera dalle influenze altrui, la verit\u00e0 \u00e8 che le avevo interiorizzate cos\u00ec bene, cos\u00ec profondamente, che ci sono voluti anni di terapia per iniziare anche solo a capire dove iniziavo io e dove iniziava la paura di non poter essere me.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E non stiamo parlando di comportamenti antisociali, sia chiaro, ma di una ragazza che non poteva fare stimming, quindi scriveva, che non riusciva a farsi amic\u0259, quindi leggeva, che era spesso sol\u0259 quindi soffriva, che non poteva vestirsi come voleva perch\u00e9 non era ben visto (sono cresciuta in provincia, sono stata adolescent\u0259 nei primi anni 2000: le subculture alternative punk, goth, emo, non erano esattamente ben viste n\u00e9 dagli adulti, n\u00e9 di\u0259 coetane\u0259, e di certo non avevo la fiducia in me stessa necessaria a fregarmene. Sono sempre stata, ero e sar\u00f2 \u201cquella alternativa\u201d, ma a livelli diversi proporzionali al mio livello di benessere mentale e di autostima).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ritrovarmi ora da adult\u0259 in situazioni come quella di mercoled\u00ec al parco, apre, quasi spalanca, quella porta che fa entrare la paura. Paura della solitudine, paura dello stigma, solo che ora ho paura che il mio tutto ricada su mio figlio. Paura di essere presa in giro, aggredita, criticata, discriminata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho modulato e rimodulato tantissime volte il mio modo di interagire con altr\u0259 persone, perch\u00e9 mi \u00e8 stato fatto notare cos\u00ec tante volte di essere percepit\u0259 come \u201ctropp\u0259\u201d. Come si fa a parlare con le persone non l\u2019ho mai davvero capito, me ne rendo sempre pi\u00f9 conto nel tempo che passo a destrutturarmi per la mia sanit\u00e0 mentale. Io mi immagino di aver interagito in un determinato modo, per poi passare le ore successive all\u2019interazione a rianalizzare ogni passaggio chiedendomi se \u00e8 stato giusto, se \u00e8 stato troppo, come sar\u00e0 stato percepito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">So che alle persone piace se si fanno domande su di loro, ma non so mai cosa chiedere perch\u00e9 non voglio sembrare invadente. So che non dovrei usare la formula del \u201canche a me\u201d, la pi\u00f9 naturale ed ovvia per dimostrare che si capisce e ci si relaziona, ma che viene percepita come egocentrismo. Non va bene\u2026 e quindi, davvero, come si fa a parlare con una persona neurotipica senza dover per forza parlare del tempo? Per questo spesso sto zitta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una parte delle difficolt\u00e0 sta nei segnali che ricevo dagli altr\u0259. Purtroppo, una grande red flag \u00e8 quando qualcuno nega l\u2019esistenza delle neurodivergenze con frasi tipo \u201cai miei tempi non c\u2019erano\u201d o \u201csono tutte scuse\u201d o \u201csi beh, siamo tutti un po\u2019 ADHD o autistici\u201d. Sono pugni nello stomaco, perch\u00e9 sminuiscono anni di fatica, dolore e terapia. Non riesco mai a non rispondere del tutto, cos\u00ec ho elaborato una frase: \u201cCerto, tutti andiamo in bagno ogni giorno, ma non tutti abbiamo problemi di incontinenza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi fa domande, invece, solitamente lo fa perch\u00e9 \u00e8 genuinamente interessato a capire. E l\u00ec respiro meglio, l\u00ec riesco a sentire che forse dialogare \u00e8 possibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accettare che ci\u00f2 che per qualcuno non \u00e8 necessario possa esserlo per qualcun altro \u00e8 gi\u00e0 un punto di partenza. Io non ho bisogno di ausili per camminare, ma non ci trovo nulla di incomprensibile se qualcun altr\u0259 invece ne ha bisogno. Lo stesso vale per lo stimming: se serve a qualcuno per mantenere la concentrazione, perch\u00e9 impedirlo solo sulla base di regole rigide che ci vogliono \u201ctutti dritti e allineati\u201d? Essere aperti alle diversit\u00e0, a ci\u00f2 che non \u00e8 come noi, \u00e8 il primo passo per rendere il mondo pi\u00f9 inclusivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure le difficolt\u00e0 restano: le conversazioni di circostanza non ho mai trovato un modo per superarle. Le lascio l\u00ec, vuote. Quanto alle strategie per entrare nelle conversazioni senza sentirmi invadente\u2026 boh, ci provo, a volte funziona a volte no.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La solitudine che deriva dal non sentirsi mai davvero inserit\u0259 in un contesto sociale e culturale mi fa sentire come se fossi sempre in visita a casa mia. Dovrei sentirmi al sicuro, decodificare ormai con naturalezza appresa con l\u2019et\u00e0 tutte le convenzioni sociali, ma in verit\u00e0 \u00e8 tutto sempre fumoso e complesso, ad un livello inversamente proporzionale. Pi\u00f9 le relazioni sono superficiali, pi\u00f9 mi \u00e8 difficile navigarle, pi\u00f9 \u00e8 necessario mantenere distanze che non riesco a calcolare correttamente, pi\u00f9 ho paura di esagerare, quindi la soluzione di base \u00e8 proteggere me stess\u0259, la mia psiche, la mia anima, la mia intimit\u00e0. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi chiudo a riccio, ho paura, pungo anche se non voglio, emano una sorta di aura che diffida dall\u2019avvicinarsi &#8211; eppure i bimb\u0259 che giocano con me al parco non hanno avuto problemi a sfondare quella barriera; loro vedono dove moltissim\u0259 adult\u0259 non vedono pi\u00f9. Per\u00f2 erigere muri o anche solo recinzioni non tiene solo fuori gli altr\u0259, ma allontana anche me. \u00c8 un\u2019arma a doppio taglio ed io ho bisogno di connessioni. Come mamma, come donna, come persona, in quanto animale sociale. Magari poco sociale, anche se socievole, perch\u00e9 poi ho bisogno di ricaricare le mie batterie, ma se non fosse sempre tutto cos\u00ec complicato, magari socializzerei anche di pi\u00f9! &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci vorrebbe un dizionario, una sorta di stele di rosetta che traduca il modo di fare, pensare ed essere di\u0259 neurotipic\u0259. Ed a loro servirebbero pi\u00f9 informazioni, pi\u00f9 apertura e pi\u00f9 consapevolezza. E meno ansia, per tutt\u0259!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E. mi somiglia molto, anche se \u00e8 ancora presto, vedo in lui moltissimo di me, anche in senso neurodivergente. Ho spesso paura che questo gli si ritorca contro nella crescita, esattamente come \u00e8 stato per me. Ho paura per la sua sensibilit\u00e0 ed il suo essere un po\u2019 na\u00efve a volte, ho paura del bullismo da parte di compagn\u0259, ma anche tanto dell\u2019indifferenza di adult\u0259 che avallano o sminuiscono quel bullismo, ho paura delle istituzioni non aggiornate e non inclusive, dello stigma, delle difficolt\u00e0 che, nonostante tutto, avr\u00e0, perch\u00e9 il mondo non \u00e8 ancora a misura di persone neurodivergenti e forse non lo sar\u00e0 mai. Quest\u2019ultima cosa dipende tantissimo da come stiamo crescendo le nuove generazioni, come E. ed L., che saranno maggiorenni tra 15 anni. Sembrano tanti, ma in un\u2019ottica di cambiamenti sociali sono un soffio. Chi lo sa se riusciremo a sfruttare questo soffio in bene.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi piacerebbe un futuro per loro dove \u00e8 scontato che se un\u2019azione da beneficio ad una persona con una qualsiasi diversit\u00e0 (fisica, neurologica, comportamentale, sociale\u2026) allora \u00e8 un bene per tutti. Dove l\u2019equit\u00e0 sia la base di ragionamento per creare un terreno di partenza per tutt\u0259. Dove chiunque ha la stessa libert\u00e0 e possibilit\u00e0 di accesso a risorse, strutture, luoghi. Penso alla scuola: accessibilit\u00e0 fisica, ma anche sensoriale. Non c\u2019\u00e8 motivo per cui debbano esserci le scale, quando possiamo avere uno scivolo di accesso. Perch\u00e9 non avere luci pi\u00f9 riposanti per gli occhi, perch\u00e9 non strutturare la giornata scolastica con pi\u00f9 pause, soprattutto quando si parla di scuola primaria dove il passaggio dalla scuola dell\u2019infanzia mi \u00e8 sempre parso traumatico. Perch\u00e9 i libri di testo non possano essere tutti gi\u00e0 di base stampati con caratteri pi\u00f9 favorevoli a chi ha difficolt\u00e0 di lettura ad esempio dislessia, perch\u00e9 non vengano formati tutti gli insegnanti ad adattare il proprio metodo, indipendentemente da chi hanno davanti, dando per scontato che ogni persona apprende in modo diverso, anzich\u00e9 dare per scontato che siano le persone a doversi adattare a metodi di insegnamento spessissimo anacronistici e non a misura di bambin\u0259. Mi immagino un insegnante che \u00e8 in grado di spiegare la matematica con diversi approcci, in grado di capire che non per tutti \u00e8 cos\u00ec logica ed immediata, insegnanti che si rendono conto che se spiegano una cosa tre volte nello stesso modo chi non l\u2019ha capita la prima volta non la capir\u00e0 nemmeno la seconda e nemmeno la terza. Normalizzare la diversit\u00e0. Siamo gi\u00e0 tutti uguali nel momento in cui siamo persone, la nostra pluralit\u00e0 non ci rende meno persone o meno di valore. Credo che queste cose si ottengano oggi, con l\u2019enorme compito di educare le personcine di domani. Trasmettendo oggi cose che non sono state trasmesse a noi, e pu\u00f2 essere difficilissimo, davvero difficilissimo, perch\u00e9 non abbiamo un libretto di istruzioni, ma \u00e8 da noi genitor\u0259 che parte tutto. Se noi siamo inclusivi, se insegniamo a vedere le diversit\u00e0 come parte naturale dell\u2019esistenza e non come motivo di divisione, se siamo accoglienti, curiosi ed aperti a ci\u00f2 che \u00e8 meno frequente, a cio\u00e8 che pu\u00f2 anche sembrare insolito, le nostre personcine di domani ci possono stupire tantissimo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La comunit\u00e0 \u00e8 fatta di persone, cio\u00e8 da noi, quindi sta a noi prendere in mano la situazione, briciola per briciola e fare in modo, scusate la banalit\u00e0, di essere il cambiamento che vogliamo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Nel mio percorso di autocomprensione post diagnosi sono arrivata a capire che un accomodamento che per una persona pu\u00f2 fare un\u2019enorme differenza, potrebbe lasciarne un\u2019altra totalmente indifferente, quindi non la penalizzerebbe in nessun modo, potrebbe in realt\u00e0 arricchirla, perch\u00e9 se ci viene data la possibilit\u00e0 di espandere il nostro orizzonte relazionale, anche la nostra visione del mondo cresce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per tantissimo tempo la narrazione \u00e8 stata quella del dover inserire, forzandone l\u2019adattamento, le persone con disabilit\u00e0 all\u2019interno della societ\u00e0, ma la verit\u00e0 \u00e8 che noi siamo gi\u00e0 in questa societ\u00e0, solo che non ci stiamo comod\u0259 ne confortevol\u0259. Non siamo noi a doverci sforzare continuamente di funzionare come gli altri, ma \u00e8 chi ne ha la possibilit\u00e0 che dovrebbe rivedere il modo in cui funzionano le cose per creare equit\u00e0. Penso sempre ad un esempio banale: se al posto delle scale per entrare in un ufficio metto una rampa, chi pu\u00f2 fare le scale saliva prima, ma sale uguale anche dopo, se lascio le scale invece escludo automaticamente o complico quantomeno la vita a tutta una serie di persone, cio\u00e8 a chiunque non possa per qualsiasi motivo fare le scale: passeggini, stampelle, bambini piccoli, anziani, carrozzine, ipovedenti, caviglie slogate e mal di schiena inclusi. Sono tutti livelli diversi, sono tutte situazioni diverse, ma basta cos\u00ec poco, un cambio di paradigma. Basterebbe smettere di credere che esista un solo modello da seguire, ed utilizzare l\u2019essere umano con tutte le sue possibili sfaccettature come modello.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono sicura che sia possibile, richiede tanto, tantissimo lavoro, su noi stessi e nelle relazioni con gli altri, a volte far\u00e0 anche tanta rabbia, per certe ottusit\u00e0 ed astruserie che si sentono in giro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo a Settembre, cio\u00e8 alla fine in realt\u00e0, spesso \u00e8 pi\u00f9 ora che Gennaio il momento in cui abbiamo la sensazione di nuovo inizio, di ricominciare (scuole, lavoro\u2026) quindi mi faccio questa lista di buoni propositi:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A. Prover\u00f2 a essere autentica e visibile, condividendo la mia esperienza di genitor\u0259 ADHD quando ne avr\u00f2 l\u2019occasione, per favorire la comprensione. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;&nbsp; &#8211; Per esempio, durante un incontro con altre famiglie al parco, racconter\u00f2 brevemente come vivo le sfide e le gioie di essere genitor\u0259 ADHD, per aprire uno spazio di dialogo sincero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">B. Prover\u00f2 a offrire gentilezza e ascolto attivo, dando spazio alle parole e ai vissuti degli altr\u0259 senza giudizio, per costruire fiducia. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;&nbsp; &#8211; Per esempio, ascolter\u00f2 attentamente le storie di altre mamme o pap\u00e0 senza interrompere o minimizzare, mostrando interesse con domande di approfondimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C. Prover\u00f2 a iniziare conversazioni semplici e mirate, facendo domande aperte sul quotidiano, per stimolare dialoghi reali e personali. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;&nbsp; &#8211; Per esempio, potrei chiedere: \u201cQual \u00e8 la cosa che ti piace di pi\u00f9 fare con i tuoi figli in questo periodo?\u201d invece di restare su argomenti generici o banali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D. Prover\u00f2 a proporre piccoli incontri informali, invitando famiglie al parco o a casa per momenti di condivisione e gioco tranquillo. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;&nbsp; &#8211; Per esempio, organizzer\u00f2 un pomeriggio al parco con uno o due genitor\u0259 e bim\u0259, creando un ambiente rilassato dove poter parlare e far giocare liberamente i bimb\u0259.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E. Prover\u00f2 a condividere risorse e informazioni sull\u2019ADHD e le neurodivergenze con chi mostra interesse, per diffondere consapevolezza. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;&nbsp; &#8211; Per esempio, invier\u00f2 via messaggio o condivider\u00f2 un articolo o un podcast che mi ha aiutata, quando qualcuno accenna curiosit\u00e0 o dubbi sull\u2019ADHD.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">F. Prover\u00f2 a praticare pazienza e resilienza, accettando che il cambiamento richiede tempo e continuando a seminare apertura e inclusione ogni giorno. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;&nbsp; &#8211; Per esempio, se una proposta di incontro o conversazione non riceve una risposta immediata, continuer\u00f2 a mostrarmi disponibile e positiva, sapendo che i rapporti si costruiscono gradualmente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per tantissimo tempo la narrazione \u00e8 stata quella di dover inserire e far adattare le persone con disabilit\u00e0 all\u2019interno della societ\u00e0, ma la verit\u00e0 \u00e8 che noi siamo gi\u00e0 parte di questa societ\u00e0, solo che non ci stiamo comod\u0259 e spessissimo non ci \u00e8 confortevole. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non dovremmo essere noi a doverci sforzare continuamente di funzionare come altr\u0259, ma chi ha la possibilit\u00e0 dovrebbe rimodulare i meccanismi sociali per creare equit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rifletto spesso sull\u2019esempio banale: se al posto delle scale per entrare in un ufficio metto una rampa, chi pu\u00f2 fare le scale tanto quanto saliva prima, sale uguale anche dopo, ma chi prima non poteva salire ora ha una nuova possibilit\u00e0. Se lascio solo le scale escludo automaticamente o complico la vita a molte persone (passeggini, stampelle, bambini piccoli, anzian\u0259, carrozzine, ipovedenti, persone con caviglie slogate o mal di schiena). &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono livelli e situazioni diverse, ma basta poco, un cambio di paradigma. Basterebbe smettere di credere che esista un solo modello da seguire e utilizzare l\u2019essere umano con tutte le sue possibili sfaccettature come riferimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni occasione quotidiana pu\u00f2 essere momento per trasmettere questi valori, basta farli notare, allenarsi ed allenare le nostre personcine a notarli. Vedo un parcheggio per disabili? Lo lascio libero &lt;&lt;Mamma perch\u00e9 non hai parcheggiato l\u00e0?&gt;&gt; risposta &lt;&lt;Perch\u00e9 \u00e8 un parcheggio riservato a chi ha bisogno di spazio per salire e scendere o di essere pi\u00f9 vicino all\u2019entrata. Come chi ha la sedia a rotelle o fa fatica a muoversi camminando.&gt;&gt; stessa domanda sui parcheggi rosa &lt;&lt;Perch\u00e8 \u00e8 riservato alle persone incinta o con neonati, perch\u00e8 camminare e fare tanta strada \u00e8 pi\u00f9 difficile quando si ha il pancione o con il passeggino&gt;&gt;; quando chiedono perch\u00e9 qualcuno ha le stampelle, o la sedia a rotelle, validare l\u2019osservazione e dare risposte naturali: serve a camminare meglio, serve per spostarsi, tu usi le gambe, quella persona usa la carrozzina. Nel nostro mio caso inoltre non nascondo le mie difficolt\u00e0, se abbasso o spengo le luci a casa (che sono tutte regolabile ed a parte un paio sono tutte a luce calda) ed E o L mi chiedono perch\u00e9 io semplicemente rispondo che avere tante luci accese mi distrae, o mi fa venire mal di testa. Quando mi dimentico le cose ed E mi prende un po\u2019 in giro (come sa fare una personcina di 4 anni \u201cEh, ti dimentichi sempre!\u201d) rispondo che \u00e8 vero, che la testa della mamma corre cos\u00ec veloce e con cos\u00ec tanti pensieri che ogni tanto qualcuno scappa, lo perdo per strada, ma che sono fortunata ad avere a fianco persone che mi ricordano e mi aiutano. Imparano in base a come noi ci comportiamo. Se siamo prepotenti, prendiamo in giro chi \u00e8 diverso, canzoniamo, puntiamo il dito, sbeffeggiamo, non prestiamo attenzione, non portiamo gentilezza, come possiamo credere che lo facciano loro?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una grande cosa mi diceva mia madre, ed io la dico ad E e L: \u201cTratta gli altri come vuoi essere trattat\u0259 tu\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se vuoi gentilezza, dai gentilezza, se vuoi comprensione, sforzati di capire, se vuoi inclusione, accetta, se vuoi condivisione, condividi. Non \u00e8 sempre facile, ma possiamo farlo ed essere l\u2019esempio da cui possono imparare, non solo i piccoli, chiunque.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo blog \u00e8 anche il mio modo di sostenere altre persone genitor\u0259 ADHD, perch\u00e9 si sentano meno sole, perch\u00e9 abbiano supporto dove magari io l\u2019ho sentito carente, perch\u00e9 ci sia rappresentanza e accoglienza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per fortuna nell\u2019era dei social ci sono moltissimi creator che diffondono e comunicano, per\u00f2 \u00e8 fondamentale che questa comunicazione non resti confinata solo nella community, n\u00e9 solo a chi \u00e8 neurodivergente. Serve una costante traduzione simultanea a due vie, un ponte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa esperienza al parco, con tutte le sue sfumature di senso di esclusione, colpa e diversit\u00e0, non \u00e8 solo una scena isolata nella mia vita di genitor\u0259 ADHD. \u00c8 un piccolo riflesso di un cammino pi\u00f9 ampio, fatto di sfide quotidiane che spesso restano invisibili agli occhi degli altr\u0259.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma quella stessa esperienza mi ha anche insegnato l\u2019importanza di restare fedel\u0259 a me stess\u0259, di non smettere di cercare connessioni vere, anche quando sembrano difficili o lontane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">So che il cambiamento richiede tempo, pazienza e tanta resilienza, ma \u00e8 possibile coltivare relazioni autentiche, inclusive, fondate sulla comprensione reciproca e sull\u2019ascolto sincero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Condividere la mia storia, le mie paure e i miei buoni propositi \u00e8 il primo passo per costruire ponti, per essere un sostegno, un\u2019alleat\u0259 per genitor\u0259 che vivono situazioni simili, e per sensibilizzare chi ancora non conosce il mondo complesso e straordinario della neurodivergenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il cammino verso una societ\u00e0 pi\u00f9 equa non \u00e8 n\u00e9 rapido n\u00e9 scontato, ma io scelgo di percorrerlo, un piccolo passo alla volta. E, soprattutto, di farlo insieme a chi vorr\u00e0 camminare accanto a me.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se quello che avete letto fino a qui vi \u00e8 sembrato interessante, vi ha in qualche modo stimolat\u0259, trovate anche la mia newsletter su Substack.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vi aspetto qui nei commenti e su Substack per le vostre considerazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Potete restare aggiornat\u0259 su pubblicazioni e temi seguendomi anche sui social!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci ho messo un giorno intero prima di capire che quello che era successo era un episodio di Rejection Sensitive Dysphoria (RSD). \u00c8 servito un intero giorno per lavare via quella sensazione di essere sbagliat\u0259, di sentirsi fuori posto, di percepire un giudizio. 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